Costanza Algranti, legno riciclato
19 Marzo 2009
Particolare di un mobile e di una sedia di Costanza Algranti realizzati in legno recuperato da casse da imballaggio
Antropologia dei luoghi (e delle persone)
Particolare di un mobile e di una sedia di Costanza Algranti realizzati in legno recuperato da casse da imballaggio
20 Marzo 2009 at 15:32
Non ci credo, sei andato a fotografare le “cose” di Costanza Algranti? Io ne ho letto sia su Gardenia che su un’altra rivista di arredamento. Devo dire che nessuno le ha reso giustizia. Sei in amicizia con lei? Perchè non le dici che glielo faccio io un bel redazionale con le contropalle, se mi manda un po’ di foto e informazioni?
Devo confessare che il design dopo gli anni ‘90 ha detto poco, ma questa signora per me è un genio, una assoluta artista.
20 Marzo 2009 at 15:56
se vuoi le foto e le informazioni vai sul mio sito che c’è il mio reportage
dove glielo faresti il redazionale?
anche lei è una bella persona, creativa, decisa, cordiale, corretta è molto brava e è geniale.
ma il genio è un’altra cosa e nel design di gegni dagli anni ‘90 ad ora ce ne sono stati forse 5
21 Marzo 2009 at 15:29
Quindi è geniale ma non un genio. Capisco. Se posso: chi sono i forse 5 geni dai ‘90 ad ora?
Comunque nessun oggetto d’arredamento mi ha affascinato come le sue creazioni, tranne “Arredare Country”. domani mi guardo il tuo sito, ora devo drogarmi di caffè per andare al lavoro.
Rammentati con chi stai parlando(due di coppe quando la briscola è denari): io (per ora) non sono nessuno. Il redazionale mi piacerebbe poterlo scrivere, ma poi per farselo pubblicare dovrebbe interessarsene lei.
21 Marzo 2009 at 17:01
drogarti di caffè per andare al lavoro?
uhmmmm sei molto marlowiana altrocché
macche lavoro fai adesso sempre lì nella gazzietta online?
comunque il lavoro dell’Arlgranti va molto oltre l’arredare country, cè il riuso del legno e farne un elemento estetico, c’è il vedere una nuova forma nel legno per esempio per le casse da imballaggio, c’è un’estetica del prodotto che nasce da un’etica del “non sprecare”.
per i cinque gegni del design post novanta in effetti mi vengono in mente solo dei geniali ma veri gegni non mi vengo in mente; mi vengono in mente Munari, Sottsass e nessun’altro ma sono pre novanta.
Forse al design è sufficiente la genialità, il genio serve ad altre cose.
ma si dice gegni vero? e si dovrebbe dire gegno o no? non è più giusto gegno di genio visto che ha a che fare con l’ingegno?
24 Marzo 2009 at 13:58
‘ngegno da noi vuol dire “Eugenio”.
Io ci vedo altro ancora in queste opere della algranti, la sofferenza ricomposta, anche se ancora presente, una sorta di guarigione, una risoluzione a Burri e alla Khalo. E’ mistica.
Munari sì, Munari è poco conosciuto anche da noi stessi italiani. Peccato.
27 Marzo 2009 at 23:54
booo
con tutto il rispetto per il lavoro della Algranti, proprio non vedo nemmeno vagamente i collegamenti possibili con Burri, Frida Khalo e non direi proprio che è mistica, per non parlare della “sofferenza ricomposta”, ho quasi la sensazione che mi stai prendendo un po’ in giro o che stiamo parlando di due persone diverse.
La Algranti fa un lavoro di ingegno, un lavoro creativo e costruisce dei manufatti ma non vedo proprio nemmeno lontanamente come questi lavori possano avere a che fare con l’arte