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Groninger Museum, museo d’arte moderna e contemporanea della cità di Groninger. Il progetto generale è di Alessandro Mendini che incaricato per gli interni di diverse ali del museo Michele De Lucchi, Philippe Starck e Coop Himmelb(l)au. Aperto nel 1994 ha avuto grande successo di visitatori che hanno messo a dura prova il museo, ora è in un corso un lavoro di rinnovamento e il museo è chiuso fino al dicembre 2010.

Quando lunedì 31 maggio alle 5 di pomeriggio è uscita dal Moma, Marina Abramovic ha messo fine a una delle performance artistiche più lunghe della storia. Dal 14 marzo, giorno di inaugurazione della sua retrospettiva, l’artista è rimasta seduta su una sedia dell’atrio del museo sei giorni a settimana, sette ore al giorno.

Il New York Times racconta com’è andata:

Capelli raccolti in una treccia appoggiata sulla spalla sinistra e pelle bianchissima, la sua posa è rimasta quasi sempre la stessa: il corpo leggermente piegato in avanti a fissare in silenzio di fronte a sé. C’era un solo fattore variabile, il pubblico. I visitatori del museo venivano invitati a sedersi in una sedia di fronte a lei: la sedia non è rimasta quasi mai vuota e in totale si sono avvicendate quasi 1400 persone, alcune per solo pochi minuti, altre per un giorno intero.

Tutte le persone sono state fotografate e le foto pubblicate su Flickr:

quelli che guardano Marina Abramovic al Moma

a me sono venute solo due domande:

perchè quelli che vanno a vedere l’arte contemporanea sono così brutti?
e perchè in così in tanti piangono?

e poi una curiosità: come ha fatto per la pipì?

Appartamento su due livelli a Milano

Ci sono regole per la casa moderna del vero signore? Sì e molto semplici quasi banali, pavimento in cemento o resina tirato a lucido, arte contemporanea meglio se informale o formale anni ’60, pezzi di design anni ’70, qua rappresentato dalla AEO di Paolo Deganello prodotte da Cassina nel 1973 e l’immancabile tavolo o tavolino Tulip di Eero Saarinen, nelle sue molteplici variazioni. E’ troppo facile essere un moderno vero signore borghese, c’è un codice non scritto di ovvietà e bon ton. Che fare allora per oscire dall’ovvio? forse infarcire il nuovo con un classico come “Il vero signore” di Willy Farnese, Longanesi 1947.

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