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Nella casa di Silvia Levenson, in basso ‘Sit Down Please’ seggioline in ferro con cuscino in vetro fuso (2002), dietro gli abiti: ‘Bailarinas’ fotografia su alluminio e vetro, dalla serie ‘Album di famiglia’ in cui Silvia ha usato vecchie foto di famiglia con applicazione di scarpine, fiori, abitini in vetro fuso.

Quando lunedì 31 maggio alle 5 di pomeriggio è uscita dal Moma, Marina Abramovic ha messo fine a una delle performance artistiche più lunghe della storia. Dal 14 marzo, giorno di inaugurazione della sua retrospettiva, l’artista è rimasta seduta su una sedia dell’atrio del museo sei giorni a settimana, sette ore al giorno.

Il New York Times racconta com’è andata:

Capelli raccolti in una treccia appoggiata sulla spalla sinistra e pelle bianchissima, la sua posa è rimasta quasi sempre la stessa: il corpo leggermente piegato in avanti a fissare in silenzio di fronte a sé. C’era un solo fattore variabile, il pubblico. I visitatori del museo venivano invitati a sedersi in una sedia di fronte a lei: la sedia non è rimasta quasi mai vuota e in totale si sono avvicendate quasi 1400 persone, alcune per solo pochi minuti, altre per un giorno intero.

Tutte le persone sono state fotografate e le foto pubblicate su Flickr:

quelli che guardano Marina Abramovic al Moma

a me sono venute solo due domande:

perchè quelli che vanno a vedere l’arte contemporanea sono così brutti?
e perchè in così in tanti piangono?

e poi una curiosità: come ha fatto per la pipì?

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