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Campagna stampa Poltrona Frau, 2010. Inès de La Fressange malgrado il fascino e l’eleganza riesce a incarnarsi e farsi perfetta interprente di Poltrona Frau in questo grandioso esempio di banalità e kitsch ricco e colto (… varda che ci ho pure il libro di Picasso…).

*Lucio Mastronardi, Gli uomini sandwich, racconto pubblicato in “L’assicuratore”, Rizzoli 1975.

Quando lunedì 31 maggio alle 5 di pomeriggio è uscita dal Moma, Marina Abramovic ha messo fine a una delle performance artistiche più lunghe della storia. Dal 14 marzo, giorno di inaugurazione della sua retrospettiva, l’artista è rimasta seduta su una sedia dell’atrio del museo sei giorni a settimana, sette ore al giorno.

Il New York Times racconta com’è andata:

Capelli raccolti in una treccia appoggiata sulla spalla sinistra e pelle bianchissima, la sua posa è rimasta quasi sempre la stessa: il corpo leggermente piegato in avanti a fissare in silenzio di fronte a sé. C’era un solo fattore variabile, il pubblico. I visitatori del museo venivano invitati a sedersi in una sedia di fronte a lei: la sedia non è rimasta quasi mai vuota e in totale si sono avvicendate quasi 1400 persone, alcune per solo pochi minuti, altre per un giorno intero.

Tutte le persone sono state fotografate e le foto pubblicate su Flickr:

quelli che guardano Marina Abramovic al Moma

a me sono venute solo due domande:

perchè quelli che vanno a vedere l’arte contemporanea sono così brutti?
e perchè in così in tanti piangono?

e poi una curiosità: come ha fatto per la pipì?

Siamo tornati con Edra a fare una serie di foto a Villa Contarini a Piazzola sul Brenta, nelle sale non riscaldate la temperatura in queste giornate di fine inverno è bassissima e ogni tanto dobbiamo uscire a riscaldarci a una temperatura più mite .

Il particolare di un affresco si riflette sulla parete specchiante di un mobile Scrigno di Fernando è Humberto Campana.

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