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In ritardo ti regalo questo
Marc Ribot – Guitar
Kenny Wollesen – Vibes
Joey Baron – Drums
Jamie Saft – Keyboards
Trevor Dunn – Bass
Cyro Baptista – Percussion
John Zorn – Conducting
Felice natività* Codona, 1984. Collin Walcott, sitar – Don Cherry, trumpet – Nana Vasconcellos, percussion
Copertina per un disco di musica inutile
70, 80, 90. Area, Vasco, CCCP
Festival del Proletariato giovanile, Milano, Parco Lambro, luglio 1976.
Gli anni settanta finiscono con l’assassinio di Aldo Moro e la morte di Demetrio Stratos.
Demetrio e gli Area cantavano “… il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia quel che penso della vita, con il suono delle dita si combatte una battaglia che ci porta sulle strade della gente che sa amare…”.
Gli imbecilli hanno pensato che invece bisognava sparare per davvero. Gli anni ’70: la creatività e la violenza.
C’è un filo che collega i ’70 agli ’80, gli Area a Vasco Rossi. E’ lo stesso disagio giovanile, è la stessa rivolta contro i luoghi comuni, è lo stesso desiderio di emancipazione dal prima, dai genitori, dagli insegnanti, dal perbenismo. Rappresentare i giovani per il loro impegno politico e sociale, questo hanno fatto gli Area, rappresentare i giovani per i loro disagi amorosi questo ha fatto Vasco. Poi ci sono stati i CCCP, loro non sapevano suonare ma sapevano far casino, non solo con i suoni ma confondendo le idee: la straordinaria bellezza del dubbio, la totale insicurezza che produce la certezza del dubbio.
Ringrazio l’inventore dei dubbio e tutti i suoi seguaci da Abramo a Galileo dagli Area a Vasco ai CCCP.
E’ il dubbio la matrice della creatività e il sale dei sentimenti.
La cucina di Ralf
La cucina della casa del dj Ralf
Il bunker dei dischi di Farfa
Il bunker dei dischi a casa del dj Farfa
Dj Rame e sneakers

DjRame (Pastaboys)
Fender, nello studio di Claudio Coccoluto

Vinile (la collezione di Paolo Martini)


Atlas Eclipticalis (per John Cage)

Quando ho fatto questa foto, una quindicina di anni fa, a un rametto di caglio (Galium) mi è venuta in mente le scrittura delle partiture di John Cage, in particolare quella di Atlas Eclipticalis. Per queste partiture aveva usato delle mappe astronomiche e tracciato delle linee di unione tra stelle e pianeti, da queste linee e dai punti segnati sulle mappe erano nate le partiture musicali.
Atlas Eclipticalis è la mappa più adeguata: casuale, sentimentale, emotiva, improbabile, soggettiva per collegare i più diversi paesaggi.


